NINO
TARANTO
Data e luogo di nascita: 28 Agosto 1907, Napoli, Italia
Data e luogo di morte: 23 Febbraio 1986, Napoli, Italia
Esordì a soli tredici anni al Teatro Centrale di Napoli,
interpretando quelle che sarebbero diventate le sue specialità: la “canzone
in giacca” drammatica, quella da “dicitore” in abito da sera e soprattutto
le macchiette, tra le quali l’indimenticabile “Ciccio Formaggio”, con la
paglietta ritagliata. Nel 1928 si avvicinò con successo alla sceneggiata,
attraverso la quale Taranto ebbe modo di forgiare un carattere di
recitazione tutto suo, fatto di mimica, improvvisazione e professionalità,
ed improntato alla massima serietà ed abnegazione verso il proprio lavoro.
Invitato in tournèe negli Stati Uniti, ne tornò con “una pianola a mano e
mille dollari”, impiegati per finanziare la sua prima compagnia di varietà,
che durò solo quindici giorni e finì nel disastro totale. Nel 1933 fu
scoperto da Anna Fougez, che lo fece debuttare nella grande rivista, nella
quale Taranto impose i suoi caratteri e la sua verve, e dalla quale
ricevette ampie soddisfazioni. Negli anni ’50 si dedicò alla prosa, mettendo
in scena, oltre a farse e commedie leggere, i testi dell’amico Raffaele
Viviani, di cui propose tra l’altro L’ultimo scugnizzo e L’imbroglione
onesto. Lavorò anche per il cinema, girando un centinaio di film, alcuni dei
quali accanto a Totò ( Nonna Felicita, 1939; I pompieri di Viggiù, 1949; Se
fossi deputato, 1949; Tizio, Caio e Sempronio, 1951; Accadde al
commissariato, 1954; Italia piccola, 1957; I prepotenti, 1958; Assi della
ribalta, 1959; Totòtruffa ’62, 1961; Totò contro Maciste, 1962; Il monaco di
Monza, 1963). La sola occasione di rilievo gli fu offerta nel 1953 dal
regista Luigi Zampa, con Anni facili, per il quale Taranto ricevette il
Nastro d’argento come protagonista. La sua carriera l’ha terminata sulle
tavole del Teatro Stabile Sannazzaro di Napoli, nella compagnia di Luisa
Conte, con interpretazioni che hanno dell’eccezionale. La definizione che fa
di Taranto un comprimario è però riduttiva. Possedeva ottime qualità
mimiche, una voce gradevole e una comicità assai composta. Sono le
caratteristiche che gli avevano dato successo in teatro, e che egli ha
portato sullo schermo in numerosissime commedie leggere, che la critica non
gli perdona: l’accusa è di aver rinunciato a valorizzare le proprie
possibilità. Ma Nino Taranto, come Totò e molti altri, in anni in cui c’era
chi si impegnava per cambiare il mondo, aveva preferito mettersi al servizio
del sorriso. |