Teatralmente

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n.8 del 06.04.2008

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B l o g

Gilda Mignonette

Prefazione

di Pietro Gargano

(Il Mattino)

 

Gilda Mignonette

Napoli-New York

Solo Andata

Rassegna Stampa

*Federico Vacalebre

*Giuseppe Giorgio

edisteatro

Paola Riccora

 

dedicato a

Paola Riccora

 

 

"SONO EDUARDO,
SCRIVETEMI QUALCOSA"

Bianca Sollazzo

Bianca Sollazzo e il Teatro che non ha età

Annibale Ruccello

Un grande Autore,

un grande Interprete

 

Annibale Ruccello

edisteatro

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Sala Teatro G.Paradiso - Via Semmola n.14 - Napoli

Venerdi 6 - Sabato 7 ore 21,00 -

Domenica 8 Febbraio  2009 ore 18,30

La Compagnia Teatrale

Teatralmente

 in

     “ Storta va...diritta viene “    

2 tempi scritti e diretti da Aurelio Ungaro

La trama

Per ben tre volte il viavai di due sconosciuti e provvidenziali "scocciatori" insieme all'inaspettato arrivo della sorella che ha litigato con il marito, faranno desistere dall' insano gesto di tentare il suicidio, Osvaldo Lamberti, imprenditore quasi fallito al quale si aprirà la strada per risalire la china proprio ad opera di uno dei due guastafeste, mentre l'altro, anche se del tutto senza volerlo, farà il possibile per affondarlo di nuovo.

Questa divertente commedia che ci farà riflettere sulla vita e ci ricorda che, da qualunque lato la si guardi, esiste un rovescio della medaglia per il quale vale la pena di essere vissuta.

Note di regia

Questa commedia che vide la luce nel 2005 con un altro titolo, non è stata mai rappresentata dalla compagnia per varie vicissitudini.

Oggi a distanza di quattro anni, la porto in scena con un nuovo titolo e modificata in gran parte di essa, sia come testo che come compagnia, senza però alterarne il significato che volli dargli sin dalla sua prima stesura.

 


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Teatro Il Primo -  Napoli

Venerdi 18 - Sabato 19 ore 21,00 - Domenica 20 Aprile 2008 ore 18,30

La Compagnia Teatrale

Teatralmente

 in

     “ Il Povero Piero “    

di Achille Campanile

riduzione e adattamento di Aurelio Ungaro

Spettacolo in Gara

 

La Locandina

La Compagnia

 

Il Regista ,Autore e Attore

Aurelio Ungaro

 

La compagnia "Teatralmente" nasce nel 2001 per volontà di Aurelio Ungaro che si occupa anche della sua direzione, ed esordisce nella primavera del 2002, portando in scena l'opera prima dello stesso regista, "Guagliù, io sò Ferdinando!". Il tema, ovviamente è immaginario  ma suscita un notevole apprezzamento da parte del numerosissimo pubblico. La trama parla della delicata storia d'amore tra Ferdinando II di Borbone e "perzechella" , la figlia di un barbiere. Con la stessa commedia, il gruppo verrà invitato  al centro Ester di Barra, per una lodevole e riuscitissima serata di beneficenza, a favore di un centro di recupero per tossicodipendenti del Napoletano. Il secondo lavoro sempre inedito e sempre scritto dal regista, vedrà impegnata di nuovo la compagnia l'anno successivo, nel 2003, con "Alla faccia della tranquillità!", che sarà anche la rappresentazione che sancirà la definitiva affermazione sia del gruppo che dell'autore Aurelio Ungaro, anche in qualità di  regista. Con esso si racconta di una ricerca della tranquillità perduta, ma farà anche meditare sul fatto, che la felicità vera non esiste. L'ultima fatica della compagnia, risale alla primavera del 2004, periodo nel quale il gruppo ha abituato i suoi affezionati spettatori ad una serata di sano divertimento. La rappresentazione dal titolo " La guerra delle mogli", farà riflettere ai numerosissimi presenti, che anche in famiglia, sarebbe opportuno fare tutte le necessarie valutazioni del caso, prima di scatenare una furibonda guerra che non serve mai a nessuno. Del gruppo hanno fatto e fanno parte, per motivi contingenti che modificano sempre l'assetto di una compagnia teatrale, i seguenti attori, tutti, o quasi, nati col gruppo stesso, ed avviati alle scene dallo stesso regista Aurelio Ungaro:

Anche un lutto può trasformarsi in una commedia di esilarante comicità se a raccontarlo è la penna graffiante e ironica di uno scrittore come Achille Campanile.

La storia si svolge nel trafficato salotto di casa Davenza dove parenti ed amici arrivano per unirsi al dolore della signora Teresa, da poche ore vedova del suo amato marito, il povero Piero.  Nonostante la volontà testamentaria del defunto di dare notizia della sua morte solo dopo le esequie, la casa si fa sempre più affollata e i dialoghi,  partendo dalle svariate frasi di circostanza, arrivano a paradossali giochi di parole e scambi di persone che culmineranno in un inaspettato colpo di scena.

Il povero Piero è un graffiante ritratto della società moderna, un'acuta osservazione dei vizi e delle piccole ipocrisie quotidiane in un carosello di personaggi ridicoli e spassosi, patetici e nevrotici, colti in un momento di alta ritualità.

La storia

Il Povero Piero

E' la storia di un funerale e la riflessione sulla morte. Il povero Piero sta morendo e i familiari cercano di rispettare le ultime volontà del defunto: dare la notizia ad esequie avvenute. Ma non è facile nascondere l'accaduto. Tuttavia nel pieno delle condoglianze, tra finzioni e trafugamenti di cadavere, di stanza in stanza, riappare il povero Piero. Non era morto, solo un caso di morte apparente. Ma nel bel mezzo del brindisi per festeggiare l'avvenimento muore veramente.

"Senza reticenze, senza false cautele, Il povero Piero è la più bella commedia del ’900 italiano. Capolavoro assoluto del teatro in Europa, espressione a tutto tondo delle scene dell’assurdo, che fa di Campanile, con Ionesco, il caposcuola del genere."

"Il Povero Piero!" ruota intorno ad un'acuta osservazione dei vizi e delle piccole ipocrisie quotidiane di un carosello di personaggi, ridicoli e spassosi, patetici e nevrotici, colti in un momento di alta e seria cerimonialità: le esequie per la perdita di un loro caro amico, il povero Piero, appunto. Ma la serietà del rito funebre non è che una debole apparenza perché ben presto si scatenano equivoci, gag, situazioni paradossali e, naturalmente, sorprese e imprevisti pronti a smontare pezzo per pezzo quella maschera di perbenismo che la vita sociale ci spinge a creare per la nostra sopravvivenza.

IL POVERO PIERO
di Achille Campanile  - Regia di Pietro Carriglio

"Dopo una lunga malattia, Piero muore lasciando la moglie Teresa, e con lei i parenti più stretti, a combattere con la propria disperazione e a difendere le sue ultime volontà: dare l'annuncio del tragico evento a esequie avvenute…".
Questa la citazione che presenta Il povero Piero, scritto sotto forma di romanzo da Achille Campanile nel 1959, e da lui tradotto scenicamente nel 1961. La commedia, rappresentata con successo al Teatro Strehler di Milano, per la regia di Pietro Carriglio, è un esilarante quadro teatrale, che attraverso un grottesco gioco scenico, prende in giro la morte e tutto ciò che ne fa dolorosamente corona.

Come detto, Piero è deceduto e i parenti si sentono obbligati a non rivelare la ferale notizia sino a esequie celebrate. Perché? Perché lo strano personaggio ha voluto così, e così ha voluto anche l'autore che da adesso si diverte a scompaginare gli avvenimenti. Infatti, la notizia si diffonde, e amici e conoscenti giungono per le condoglianze, ma i parenti, tenuti al segreto, fanno ogni cosa per dirottare o nascondere la morte del familiare. Nonostante il cadavere venga spostato da un armadio al bagno, e altrove, con un trasloco che ha i toni della comica serietà della disgraziata congiuntura, il cordoglio viene espresso con alte grida, le frasi di circostanza si sprecano, accompagnate dall'untuosa ipocrisia che non manca mai nell'occasione. Gli equivoci, le bugie, le finzioni si moltiplicano. La galleria dei dolenti è una esposizione di tipi che forma il divertimento surreale creato da Campanile. Viene l'agente delle pompe funebri, per organizzare il funerale, e si ride per il suo aplomb di impiegato che deve condolersi, ma non troppo, e si adegua. Appare la portinaia e non si resiste in virtù della sua incredibile complicità. Ecco i coniugi Demagisti che hanno saputo, però un'improvvisa colica colpisce lui, costretto a correre in bagno dove Angelica, la domestica, ha appena trasportato il povero Piero, con le conseguenze immaginabili. Clelia, intanto, la nipote del de cuius, non può staccarsi dalla lettura di un romanzo che più affascinante non si può: morto (non) permettendo. Via con i signori Pelaez! Spazio al colonnello che militarmente vuol rendere omaggio al defunto. E prende corpo anche l'operaio, che deve necessariamente riparare l'impianto elettrico ed è perciò costretto a passare dalla stanza dove il povero Piero staziona immobile, e dalla quale, quindi, urge spostarlo… Se ne vuole ancora? Ebbene, sì! Il povero Piero appare improvvisamente, candela in mano e in pompa magna, come resuscitato dalla morte apparente che l'aveva colpito.
Allora la situazione si capovolge, il dolore si tramuta in felicità, non esattamente eccessiva. Chi aveva creduto alla sua dipartita non si capacita, altri come il fratello Timoteo, ultimo arrivato, non accetta e la sua corona di fiori fa bella mostra. Piero non sembra proprio soddisfatto della propria resurrezione, i suoi cari familiari… forse. Viene portata anche la bara, che non essendo più necessaria è svenduta sottocosto. In questi frangenti imprevedibili, si decide che il funerale programmato deve avere luogo, e tutti si mettono in corteo per rendere omaggio al redivivo le cui trionfali esequie non possono essere disdette e la commedia finisce con un festoso balletto.
Questo, e molto altro, la cui descrizione impegna lo stesore di queste note con la certezza di non essere esaustivo, forma la piramidale farsa di Campanile nella quale impera l'umorismo irresistibile e un dialogo formidabilmente comico e assurdo, infarcito di battute al fulmicotone. Forse, la commedia, lunga e aggrovigliata, sembra alla distanza un poco appesantita. Ma la regia ne ha motivato la conduzione con un ritmo sostenuto e trasformato i personaggi in godibilissime macchiette, che si giustificano, crediamo, come una scherzosa rappresentazione di teatro. C'è un momento, infatti, dove sfila una Mirandolina che non c'entra niente, e qualcuno le dice che non è il suo posto. La scenografia stessa è un festoso assemblaggio di colori, e i dolenti sono tutto meno che in lutto: trionfa per esempio il fiammeggiante abito rosso della vedova Teresa.
Classico lavoro dell'assurdo comico, con finalità morali evidenti, Il povero Piero è realizzato molto bene, e altrettanto benissimo interpretato dagli attori del palermitano Teatro Biondo (già aveva rappresentato in autunno allo Strehler un eccellente Assassinio nella Cattedrale, di Eliot), capeggiati da Giulio Brogi, un Piero ombroso per quello che gli è capitato, e non si può dargli torto; da Magda Mercatali, la moglie Teresa che lo asseconda e ne subisce anche da morto le ubbie. Sono piaciuti particolarmente i Demagisti di Massimo De Rossi ed Eleonora Vanni, la piacevolissima Angelica di Eva Drammis, e Pierluigi Corallo come agente delle pompe funebri, nonché l'operaio di Nello Mascia. Tutti gli altri attori: molti, sono calibrati e perfetti nelle rispettive parti e formano un coro che accompagna la satira, che il grande Campanile ha inventato con l'intento di porre alla berlina la falsità che circonda la morte, il perbenismo borghese che se ne infischia della sofferenza e del dolore, ma sa fingere irreprensibilmente il comportamento che si deve assumere come una etichetta da esibire e un rito da officiare per obbligo sociale.

Roberto Zago (maggio 2007)

 

 

Teatro Il Primo -  Napoli                                                             16-17-18 Febbraio 2007

La Compagnia

TEATRALMENTE 

 in

     “ Alla faccia della tranquillità “    

scritto e diretto da Aurelio Ungaro

Spettacolo in Gara

 

Scena: Napoli, tempi nostri. Sala d’ingresso di una casa colonica di proprietà di Vittorio Colosimo.

 

Nell’animo di qualunque umano, anche nei più avventurieri, si cela la voglia di trascorrere almeno una volta nella vita, un fine settimana (o Week – End, come da anglosassone tradizione) nella più assoluta tranquillità. Certo, per le persone nate già in epoca di lessici tipo Stress, Caos, Smog, Mass-media, Esaurimento nervoso e chi più ne ha più ne metta, c’è più abitudine, se non attitudine, ad una vita movimentata e contro quelle parole di prima è come se avessero formato degli anticorpi che attutiscono gli effetti devastanti che procurano. Ma sono convinto che anche nel più esagitato degli animi, c’è recondito, tale desiderio di tranquillità. Il vero problema è che nel nostro, chiamiamolo mondo moderno, non ci siamo resi conto dell’arroganza e della prepotenza che abbiamo usato, per fini meramente meschini, nei confronti della natura che ci si rivolta contro ogni giorno di più. Ci rendiamo conto però delle sue reazioni, soltanto dopo che sono avvenute, cercando poi di porre rimedio alle nostre malefatte, ma vi riusciamo di rado. Questo perenne conflitto con la natura che ci circonda ci vede sempre perdenti,  per il semplice motivo che la forza che essa sprigiona per “punirci” è imprevedibile, incontrollabile e devastante. Questo processo, inevitabile conseguenza del nostro comportamento; ci porta, in alcuni casi, a considerare le nostre ansie e le nostre paure quasi una “mania di persecuzione” nei nostri confronti . La natura come una “buona madre”, non sempre è colpevole di quello che ci succede;  forse è solo il frutto di fortuite coincidenze che si sarebbero potute verificare ovunque e comunque, anche lontano dal contatto diretto con essa…  Forse vogliamo soltanto dare la colpa a qualcuno . Così quando il tenero Rutilio personaggio quasi inerme, con una esistenza vissuta in un ambiente familiare chiuso e conservatore, che lo ha coccolato e oltremodo viziato;  unico rampollo di una nobiltà decaduta e decadente viene, proprio per la sua ingenuità, assalito dal povero Nerone, il cane dei vicini, che ha come unica colpa quella di voler difendere la proprietà del suo padrone, il protagonista Vittorio lo prende come un affronto da parte della natura, il suo pensiero sicuramente sarà: maledetta campagna, perché ci sono venuto! Cosa che pensa per tutta la commedia, ad ogni episodio negativo che gli si presenta. Analogamente, se lo stesso fatto fosse accaduto in città, egli avrebbe pensato ad un maledetto cane randagio e ad un canile municipale che non funziona come dovrebbe. Ancora così la penserà quando Armando, il marito della sua prima figlia, che è l’esatto oposto di Rutilio, gli ammazzerà il gallo per non essere svegliato alle cinque di mattina. Siete mai stati svegliati alle cinque di mattina da un gallo in città? Maledette sveglie, non si possono ammazzare, tutt’al più si possono rompere, scaraventandole per terra nel tentativo di zittirle. Nello stesso modo penserà, quando l’amante di Michele, Elena, alla quale lo stesso aveva detto per motivi “logistici” di chiamarsi Vittorio, si presenta “in campagna”. Il fatto crea un tale scompiglio, che l’incolpevole protagonista finisce addirittura malmenato dalla moglie Ersilia prima che si possa chiarire il tutto. (Benedetti portieri che ti avvisano sempre in tempo…) E ancora nello stesso modo penserà quando, per una fortuita coincidenza, partoriranno nello stesso momento, sia la figlia che la loro cavalla ( Eh sì… Partoriscono anche loro!) e guarda caso, manco a farlo apposta, nei paesi di campagna il medico ginecologo e il veterinario sono fratelli gemelli. Cos’altro possono fare due fratelli per abbandonare la vita grama dei contadini? Al povero Vittorio non resterà che tornarsene in città, dove “la vendetta della natura” si sente di meno, pensando: Maledetta campagna, perché ci sono venuto?

 

Aurelio Ungaro

AurelioUngaro

 

Biografia

Aurelio Ungaro nasce il 24 Luglio 1958 a Napoli dove tutt’ora risiede e lavora.

Ha frequentato il Liceo Artistico e fin da ragazzo ha preso parte a innumerevoli mostre e concorsi di pittura e poesia riscuotendo un  lodevole successo in entrambi i campi, ma la sua mente è rivolta al teatro. Infatti, da quando all’età di sedici anni è entrato a far parte di una compagnia teatrale  amatoriale, è stato rapito dal mondo della prosa, e se ne sentirà parte integrante partecipando ad innumerevoli lavori. Tra i molti, (da Eduardo a Scarpetta, da Di Maio a Rescigno, ecc.) quelli ai quali si sente più legato sono: L’innesto di Luigi Pirandello, Visita di condoglianze di Achille Campanile, in un adattamento di Alfonso Guadagni e la parte di Michele in Assunta Spina recitato nella scena del “ritorno” in uno spettacolo dedicato a Salvatore Di Giacomo. Nel  Maggio del 2002 corona il suo sogno: scrivere per il teatro.

Il testo “Guagliù, io so’ Ferdinando!” è l’opera prima, alla quale hanno succeduto nell’ordine: “Alla faccia della tranquillità!” e “La guerra delle mogli”.


La Compagnia

 

La compagnia "Teatralmente" nasce nel 2001 per volontà di Aurelio Ungaro che si occupa anche della sua direzione, ed esordisce nella primavera del 2002, portando in scena l'opera prima dello stesso regista, "Guagliù, io sò Ferdinando!". Il tema, ovviamente è immaginario  ma suscita un notevole apprezzamento da parte del numerosissimo pubblico. La trama parla della delicata storia d'amore tra Ferdinando II di Borbone e "perzechella" , la figlia di un barbiere. Con la stessa commedia, il gruppo verrà invitato  al centro Ester di Barra, per una lodevole e riuscitissima serata di beneficenza, a favore di un centro di recupero per tossicodipendenti del Napoletano. Il secondo lavoro sempre inedito e sempre scritto dal regista, vedrà impegnata di nuovo la compagnia l'anno successivo, nel 2003, con "Alla faccia della tranquillità!", che sarà anche la rappresentazione che sancirà la definitiva affermazione sia del gruppo che dell'autore Aurelio Ungaro, anche in qualità di  regista. Con esso si racconta di una ricerca della tranquillità perduta, ma farà anche meditare sul fatto, che la felicità vera non esiste. L'ultima fatica della compagnia, risale alla primavera del 2004, periodo nel quale il gruppo ha abituato i suoi affezionati spettatori ad una serata di sano divertimento. La rappresentazione dal titolo " La guerra delle mogli", farà riflettere ai numerosissimi presenti, che anche in famiglia, sarebbe opportuno fare tutte le necessarie valutazioni del caso, prima di scatenare una furibonda guerra che non serve mai a nessuno. Del gruppo hanno fatto e fanno parte, per motivi contingenti che modificano sempre l'assetto di una compagnia teatrale, i seguenti attori, tutti, o quasi, nati col gruppo stesso, ed avviati alle scene dallo stesso regista Aurelio Ungaro:


 

 

Carla Amato, Claudio Orefice, Daniela Elefante, Emilia Varriale, Enzo Lupone, Gianni Fusco, Gino Norscia, Monica Varriale, Nunzia Borgo, Onofrio Ogliastro, Paola Amato, Pina Morra, Salvatore Abruzzese, Salvatore Dolce, Silvia Romagniuolo, Tiziana Carotenuto. Inoltre collaborano con la compagnia: Lo scenografo Luigi Stizzo, la costumista Costanza Vergolino, il tecnico del suono Luca Flaviano Ungaro, il cameraman Umberto Santacroce,  Il service "Delta Tronic" e  l'arredatore "Epoca Mobili". Il  coordinamento è affidato a Gianni Cestaro.

 

 

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Ultimo aggiornamento:
18/03/2010

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