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Sala Teatro G.Paradiso - Via Semmola n.14 - Napoli
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Venerdi 6 - Sabato 7 ore 21,00 -
Domenica 8 Febbraio 2009
ore 18,30 |
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La Compagnia Teatrale
Teatralmente
in
“ Storta va...diritta viene
“
2 tempi scritti e diretti da Aurelio Ungaro |
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La trama
Per ben tre volte il viavai di due sconosciuti e provvidenziali
"scocciatori" insieme all'inaspettato arrivo della sorella che ha litigato
con il marito, faranno desistere dall' insano gesto di tentare il suicidio,
Osvaldo Lamberti, imprenditore quasi fallito al quale si aprirà la strada
per risalire la china proprio ad opera di uno dei due guastafeste, mentre
l'altro, anche se del tutto senza volerlo, farà il possibile per affondarlo
di nuovo.
Questa divertente commedia che ci farà riflettere sulla vita e ci ricorda
che, da qualunque lato la si guardi, esiste un rovescio della medaglia per
il quale vale la pena di essere vissuta. |
Note di regia
Questa commedia che vide la luce nel 2005 con un altro titolo, non è stata
mai rappresentata dalla compagnia per varie vicissitudini.
Oggi a distanza di quattro anni, la porto in scena con un nuovo titolo e
modificata in gran parte di essa, sia come testo che come compagnia, senza
però alterarne il significato che volli dargli sin dalla sua prima stesura. |
Archivio
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Teatro Il Primo - Napoli
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Venerdi 18 - Sabato 19 ore 21,00 - Domenica 20 Aprile 2008
ore 18,30 |
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La Compagnia Teatrale
Teatralmente
in
“ Il Povero Piero
“
di Achille Campanile
riduzione e adattamento di Aurelio Ungaro |
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Spettacolo in Gara

La Locandina
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La Compagnia
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Il
Regista ,Autore e Attore |
Aurelio Ungaro |
La compagnia
"Teatralmente" nasce nel 2001 per volontà di Aurelio Ungaro che si occupa
anche della sua direzione, ed esordisce nella primavera del 2002, portando
in scena l'opera prima dello stesso regista, "Guagliù, io sò Ferdinando!".
Il tema, ovviamente è immaginario ma suscita un notevole
apprezzamento da parte del numerosissimo pubblico. La trama parla della
delicata storia d'amore tra Ferdinando II di Borbone e "perzechella" , la
figlia di un barbiere. Con la stessa commedia, il gruppo verrà invitato
al centro Ester di Barra, per una lodevole e riuscitissima serata di
beneficenza, a favore di un centro di recupero per tossicodipendenti del
Napoletano. Il secondo lavoro sempre inedito e sempre scritto dal regista,
vedrà impegnata di nuovo la compagnia l'anno successivo, nel 2003, con
"Alla faccia della tranquillità!", che sarà anche la rappresentazione che
sancirà la definitiva affermazione sia del gruppo che dell'autore Aurelio
Ungaro, anche in qualità di regista. Con esso si racconta di una
ricerca della tranquillità perduta, ma farà anche meditare sul fatto, che
la felicità vera non esiste. L'ultima fatica della compagnia, risale alla
primavera del 2004, periodo nel quale il gruppo ha abituato i suoi
affezionati spettatori ad una serata di sano divertimento. La
rappresentazione dal titolo " La guerra delle mogli", farà riflettere ai
numerosissimi presenti, che anche in famiglia, sarebbe opportuno fare
tutte le necessarie valutazioni del caso, prima di scatenare una furibonda
guerra che non serve mai a nessuno. Del gruppo hanno fatto e fanno parte,
per motivi contingenti che modificano sempre l'assetto di una compagnia
teatrale, i seguenti attori, tutti, o quasi, nati col gruppo stesso, ed
avviati alle scene dallo stesso regista Aurelio Ungaro:
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Anche un lutto può trasformarsi in una commedia
di esilarante comicità se a raccontarlo è la penna graffiante e ironica di
uno scrittore come Achille Campanile.
La storia si svolge nel
trafficato salotto di casa Davenza dove parenti ed amici arrivano per unirsi
al dolore della signora Teresa, da poche ore vedova del suo amato marito, il
povero Piero. Nonostante la volontà testamentaria del defunto di dare
notizia della sua morte solo dopo le esequie, la casa si fa sempre più
affollata e i dialoghi, partendo dalle svariate frasi di circostanza,
arrivano a paradossali giochi di parole e scambi di persone che culmineranno
in un inaspettato colpo di scena.
Il povero Piero
è un graffiante ritratto della società moderna, un'acuta osservazione dei
vizi e delle piccole ipocrisie quotidiane in un carosello di personaggi
ridicoli e spassosi, patetici e nevrotici, colti in un momento di alta
ritualità.
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La storia
Il Povero
Piero
E' la storia di un funerale e la
riflessione sulla morte. Il povero Piero sta morendo e i familiari cercano
di rispettare le ultime volontà del defunto: dare la notizia ad esequie
avvenute. Ma non è facile nascondere l'accaduto. Tuttavia nel pieno delle
condoglianze, tra finzioni e trafugamenti di cadavere, di stanza in stanza,
riappare il povero Piero. Non era morto, solo un caso di morte apparente. Ma
nel bel mezzo del brindisi per festeggiare l'avvenimento muore veramente.
"Senza reticenze, senza
false cautele, Il povero Piero è la più bella commedia del ’900
italiano. Capolavoro assoluto del teatro in Europa, espressione a tutto
tondo delle scene dell’assurdo, che fa di Campanile, con Ionesco, il
caposcuola del genere."
"Il Povero Piero!" ruota
intorno ad un'acuta osservazione dei vizi e delle piccole ipocrisie
quotidiane di un carosello di personaggi, ridicoli e spassosi, patetici e
nevrotici, colti in un momento di alta e seria cerimonialità: le esequie per
la perdita di un loro caro amico, il povero Piero, appunto. Ma la serietà
del rito funebre non è che una debole apparenza perché ben presto si
scatenano equivoci, gag, situazioni paradossali e, naturalmente, sorprese e
imprevisti pronti a smontare pezzo per pezzo quella maschera di perbenismo
che la vita sociale ci spinge a creare per la nostra sopravvivenza. |
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IL POVERO PIERO
di Achille Campanile - Regia di Pietro Carriglio
"Dopo
una lunga malattia, Piero muore lasciando la moglie Teresa, e con lei i
parenti più stretti, a combattere con la propria disperazione e a difendere
le sue ultime volontà: dare l'annuncio del tragico evento a esequie
avvenute…".
Questa la
citazione che presenta Il povero Piero, scritto sotto forma di
romanzo da Achille Campanile nel 1959, e da lui tradotto scenicamente nel
1961. La commedia, rappresentata con successo al Teatro Strehler di
Milano, per la regia di Pietro Carriglio, è un esilarante quadro
teatrale, che attraverso un grottesco gioco scenico, prende in giro la morte
e tutto ciò che ne fa dolorosamente corona.
Come detto,
Piero è deceduto e i parenti si sentono obbligati a non rivelare la ferale
notizia sino a esequie celebrate. Perché? Perché lo strano personaggio ha
voluto così, e così ha voluto anche l'autore che da adesso si diverte a
scompaginare gli avvenimenti. Infatti, la notizia si diffonde, e amici e
conoscenti giungono per le condoglianze, ma i parenti, tenuti al segreto,
fanno ogni cosa per dirottare o nascondere la morte del familiare.
Nonostante il cadavere venga spostato da un armadio al bagno, e altrove, con
un trasloco che ha i toni della comica serietà della disgraziata
congiuntura, il cordoglio viene espresso con alte grida, le frasi di
circostanza si sprecano, accompagnate dall'untuosa ipocrisia che non manca
mai nell'occasione. Gli equivoci, le bugie, le finzioni si moltiplicano. La
galleria dei dolenti è una esposizione di tipi che forma il divertimento
surreale creato da Campanile. Viene l'agente delle pompe funebri, per
organizzare il funerale, e si ride per il suo aplomb di impiegato che deve
condolersi, ma non troppo, e si adegua. Appare la portinaia e non si resiste
in virtù della sua incredibile complicità. Ecco i coniugi Demagisti che
hanno saputo, però un'improvvisa colica colpisce lui, costretto a correre in
bagno dove Angelica, la domestica, ha appena trasportato il povero Piero,
con le conseguenze immaginabili. Clelia, intanto, la nipote del de cuius,
non può staccarsi dalla lettura di un romanzo che più affascinante non si
può: morto (non) permettendo. Via con i signori Pelaez! Spazio al colonnello
che militarmente vuol rendere omaggio al defunto. E prende corpo anche
l'operaio, che deve necessariamente riparare l'impianto elettrico ed è
perciò costretto a passare dalla stanza dove il povero Piero staziona
immobile, e dalla quale, quindi, urge spostarlo… Se ne vuole ancora? Ebbene,
sì! Il povero Piero appare improvvisamente, candela in mano e in pompa
magna, come resuscitato dalla morte apparente che l'aveva colpito.
Allora la situazione si capovolge, il dolore si tramuta in felicità, non
esattamente eccessiva. Chi aveva creduto alla sua dipartita non si capacita,
altri come il fratello Timoteo, ultimo arrivato, non accetta e la sua corona
di fiori fa bella mostra. Piero non sembra proprio soddisfatto della propria
resurrezione, i suoi cari familiari… forse. Viene portata anche la bara, che
non essendo più necessaria è svenduta sottocosto. In questi frangenti
imprevedibili, si decide che il funerale programmato deve avere luogo, e
tutti si mettono in corteo per rendere omaggio al redivivo le cui trionfali
esequie non possono essere disdette e la commedia finisce con un festoso
balletto.
Questo, e molto altro, la cui descrizione impegna lo stesore di queste note
con la certezza di non essere esaustivo, forma la piramidale farsa di
Campanile nella quale impera l'umorismo irresistibile e un dialogo
formidabilmente comico e assurdo, infarcito di battute al fulmicotone.
Forse, la commedia, lunga e aggrovigliata, sembra alla distanza un poco
appesantita. Ma la regia ne ha motivato la conduzione con un ritmo sostenuto
e trasformato i personaggi in godibilissime macchiette, che si giustificano,
crediamo, come una scherzosa rappresentazione di teatro. C'è un momento,
infatti, dove sfila una Mirandolina che non c'entra niente, e qualcuno le
dice che non è il suo posto. La scenografia stessa è un festoso assemblaggio
di colori, e i dolenti sono tutto meno che in lutto: trionfa per esempio il
fiammeggiante abito rosso della vedova Teresa.
Classico lavoro dell'assurdo comico, con finalità morali evidenti, Il
povero Piero è realizzato molto bene, e altrettanto benissimo
interpretato dagli attori del palermitano Teatro Biondo (già aveva
rappresentato in autunno allo Strehler un eccellente Assassinio nella
Cattedrale, di Eliot), capeggiati da Giulio Brogi, un Piero ombroso
per quello che gli è capitato, e non si può dargli torto; da Magda Mercatali,
la moglie Teresa che lo asseconda e ne subisce anche da morto le ubbie.
Sono piaciuti particolarmente i Demagisti di Massimo De Rossi ed Eleonora
Vanni, la piacevolissima Angelica di Eva Drammis, e Pierluigi Corallo come
agente delle pompe funebri, nonché l'operaio di Nello Mascia. Tutti gli
altri attori: molti, sono calibrati e perfetti nelle rispettive parti e
formano un coro che accompagna la satira, che il grande Campanile ha
inventato con l'intento di porre alla berlina la falsità che circonda la
morte, il perbenismo borghese che se ne infischia della sofferenza e del
dolore, ma sa fingere irreprensibilmente il comportamento che si deve
assumere come una etichetta da esibire e un rito da officiare per obbligo
sociale.
Roberto Zago
(maggio 2007) |
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Teatro Il Primo - Napoli
16-17-18 Febbraio 2007
La Compagnia
TEATRALMENTE
in
“
Alla faccia della tranquillità
“
scritto e diretto da Aurelio Ungaro |
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Spettacolo in Gara
Scena: Napoli, tempi nostri. Sala d’ingresso di una casa
colonica di proprietà di Vittorio Colosimo.
Nell’animo di
qualunque umano, anche nei più avventurieri, si cela la voglia di
trascorrere almeno una volta nella vita, un fine settimana (o Week –
End, come da anglosassone tradizione) nella più assoluta
tranquillità. Certo, per le persone nate già in epoca di lessici
tipo Stress, Caos, Smog, Mass-media, Esaurimento nervoso e chi più
ne ha più ne metta, c’è più abitudine, se non attitudine, ad una
vita movimentata e contro quelle parole di prima è come se avessero
formato degli anticorpi che attutiscono gli effetti devastanti che
procurano. Ma sono convinto che anche nel più esagitato degli animi,
c’è recondito, tale desiderio di tranquillità. Il vero problema è
che nel nostro, chiamiamolo mondo moderno, non ci siamo resi conto
dell’arroganza e della prepotenza che abbiamo usato, per fini
meramente meschini, nei confronti della natura che ci si rivolta
contro ogni giorno di più. Ci rendiamo conto però delle sue
reazioni, soltanto dopo che sono avvenute, cercando poi di porre
rimedio alle nostre malefatte, ma vi riusciamo di rado. Questo
perenne conflitto con la natura che ci circonda ci vede sempre
perdenti, per il semplice motivo che la forza che essa sprigiona
per “punirci” è imprevedibile, incontrollabile e devastante. Questo
processo, inevitabile conseguenza del nostro comportamento; ci
porta, in alcuni casi, a considerare le nostre ansie e le nostre
paure quasi una “mania di persecuzione” nei nostri confronti . La
natura come una “buona madre”, non sempre è colpevole di quello che
ci succede; forse è solo il frutto di fortuite coincidenze che si
sarebbero potute verificare ovunque e comunque, anche lontano dal
contatto diretto con essa… Forse vogliamo soltanto dare la colpa a
qualcuno . Così quando il tenero Rutilio personaggio quasi inerme,
con una esistenza vissuta in un ambiente familiare chiuso e
conservatore, che lo ha coccolato e oltremodo viziato; unico
rampollo di una nobiltà decaduta e decadente viene, proprio per la
sua ingenuità, assalito dal povero Nerone, il cane dei vicini, che
ha come unica colpa quella di voler difendere la proprietà del suo
padrone, il protagonista Vittorio lo prende come un affronto da
parte della natura, il suo pensiero sicuramente sarà: maledetta
campagna, perché ci sono venuto! Cosa che pensa per tutta la
commedia, ad ogni episodio negativo che gli si presenta.
Analogamente, se lo stesso fatto fosse accaduto in città, egli
avrebbe pensato ad un maledetto cane randagio e ad un canile
municipale che non funziona come dovrebbe. Ancora così la penserà
quando Armando, il marito della sua prima figlia, che è l’esatto
oposto di Rutilio, gli ammazzerà il gallo per non essere svegliato
alle cinque di mattina. Siete mai stati svegliati alle cinque di
mattina da un gallo in città? Maledette sveglie, non si possono
ammazzare, tutt’al più si possono rompere, scaraventandole per terra
nel tentativo di zittirle. Nello stesso modo penserà, quando
l’amante di Michele, Elena, alla quale lo stesso aveva detto per
motivi “logistici” di chiamarsi Vittorio, si presenta “in campagna”.
Il fatto crea un tale scompiglio, che l’incolpevole protagonista
finisce addirittura malmenato dalla moglie Ersilia prima che si
possa chiarire il tutto. (Benedetti portieri che ti avvisano sempre
in tempo…) E ancora nello stesso modo penserà quando, per una
fortuita coincidenza, partoriranno nello stesso momento, sia la
figlia che la loro cavalla ( Eh sì… Partoriscono anche loro!) e
guarda caso, manco a farlo apposta, nei paesi di campagna il medico
ginecologo e il veterinario sono fratelli gemelli. Cos’altro possono
fare due fratelli per abbandonare la vita grama dei contadini? Al
povero Vittorio non resterà che tornarsene in città, dove “la
vendetta della natura” si sente di meno, pensando: Maledetta
campagna, perché ci sono venuto?
Aurelio Ungaro
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AurelioUngaro
Biografia
Aurelio Ungaro nasce
il 24 Luglio 1958 a Napoli dove tutt’ora risiede e lavora.
Ha frequentato il
Liceo Artistico e fin da ragazzo ha preso parte a innumerevoli mostre
e concorsi di pittura e poesia riscuotendo un lodevole successo in
entrambi i campi, ma la sua mente è rivolta al teatro. Infatti, da
quando all’età di sedici anni è entrato a far parte di una compagnia
teatrale amatoriale, è stato rapito dal mondo della prosa, e se ne
sentirà parte integrante partecipando ad innumerevoli lavori. Tra i
molti, (da Eduardo a Scarpetta, da Di Maio a Rescigno, ecc.) quelli ai
quali si sente più legato sono: L’innesto di Luigi Pirandello, Visita
di condoglianze di Achille Campanile, in un adattamento di Alfonso
Guadagni e la parte di Michele in Assunta Spina recitato nella scena
del “ritorno” in uno spettacolo dedicato a Salvatore Di Giacomo. Nel
Maggio del 2002 corona il suo sogno: scrivere per il teatro.
Il testo “Guagliù,
io so’ Ferdinando!” è l’opera prima, alla quale hanno succeduto
nell’ordine: “Alla faccia della tranquillità!” e “La guerra delle
mogli”.
La Compagnia
La compagnia
"Teatralmente" nasce nel 2001 per volontà di Aurelio Ungaro che si occupa
anche della sua direzione, ed esordisce nella primavera del 2002, portando
in scena l'opera prima dello stesso regista, "Guagliù, io sò Ferdinando!".
Il tema, ovviamente è immaginario ma suscita un notevole
apprezzamento da parte del numerosissimo pubblico. La trama parla della
delicata storia d'amore tra Ferdinando II di Borbone e "perzechella" , la
figlia di un barbiere. Con la stessa commedia, il gruppo verrà invitato
al centro Ester di Barra, per una lodevole e riuscitissima serata di
beneficenza, a favore di un centro di recupero per tossicodipendenti del
Napoletano. Il secondo lavoro sempre inedito e sempre scritto dal regista,
vedrà impegnata di nuovo la compagnia l'anno successivo, nel 2003, con
"Alla faccia della tranquillità!", che sarà anche la rappresentazione che
sancirà la definitiva affermazione sia del gruppo che dell'autore Aurelio
Ungaro, anche in qualità di regista. Con esso si racconta di una
ricerca della tranquillità perduta, ma farà anche meditare sul fatto, che
la felicità vera non esiste. L'ultima fatica della compagnia, risale alla
primavera del 2004, periodo nel quale il gruppo ha abituato i suoi
affezionati spettatori ad una serata di sano divertimento. La
rappresentazione dal titolo " La guerra delle mogli", farà riflettere ai
numerosissimi presenti, che anche in famiglia, sarebbe opportuno fare
tutte le necessarie valutazioni del caso, prima di scatenare una furibonda
guerra che non serve mai a nessuno. Del gruppo hanno fatto e fanno parte,
per motivi contingenti che modificano sempre l'assetto di una compagnia
teatrale, i seguenti attori, tutti, o quasi, nati col gruppo stesso, ed
avviati alle scene dallo stesso regista Aurelio Ungaro:

Carla Amato,
Claudio Orefice, Daniela Elefante, Emilia Varriale, Enzo Lupone,
Gianni Fusco, Gino Norscia, Monica Varriale, Nunzia Borgo, Onofrio
Ogliastro, Paola Amato, Pina Morra, Salvatore Abruzzese, Salvatore
Dolce, Silvia Romagniuolo, Tiziana Carotenuto. Inoltre collaborano
con la compagnia: Lo scenografo Luigi Stizzo, la costumista Costanza
Vergolino, il tecnico del suono Luca Flaviano Ungaro, il cameraman
Umberto Santacroce, Il service "Delta Tronic" e
l'arredatore "Epoca Mobili". Il coordinamento è affidato a
Gianni Cestaro.
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