Comp."e quatte sorde"

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n.8 del 06.04.2008

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B l o g

Gilda Mignonette

Prefazione

di Pietro Gargano

(Il Mattino)

 

Gilda Mignonette

Napoli-New York

Solo Andata

Rassegna Stampa

*Federico Vacalebre

*Giuseppe Giorgio

edisteatro

Paola Riccora

 

dedicato a

Paola Riccora

 

 

"SONO EDUARDO,
SCRIVETEMI QUALCOSA"

Bianca Sollazzo

Bianca Sollazzo e il Teatro che non ha età

Annibale Ruccello

Un grande Autore,

un grande Interprete

 

Annibale Ruccello

edisteatro

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Teatro Sala Paradiso - Via Semmola n.16  - Napoli

Venerdi 18  - Sabato 19 Aprile ore 21,00

La Compagnia Teatrale

E Quatte Sorde

 in

     “ Non Ti Pago“    

di Eduardo De Filippo

Regia Salvatore Davide

La Locandina

Non Ti Pago

Commedia in tre atti

di Eduardo De Filippo

 

Teatro.org

 

La Compagnia

Nasce  nel  2001 con  l’intento ,  da   parte   dei  componenti  che  non  sono   attori professionisti, ma semplici persone accomunate nell’amicizia dalla grande passione e amore per il teatro, di servirsi di quest’ultimo appunto per portare un sorriso ed un aiuto concreto a coloro che nella vita sono stati meno fortunati.Anche lo stesso nome nasce da una simpatica presa in giro fatta tra essi stessi  e che col tempo sembrò adatto a rappresentarli  appunto come  ‘attori allo sbaraglio’.Cimentata in più rappresentazioni di vari autori e con stili diversi ‘la  compagnia’ si pregia di essersi ‘servita’ della collaborazione di tanti  amici,  tra questi  si onora di ricordare il caro poeta Mario Gola, che oltre esserne stato parte  integrante, si dilettò nello scriverne dei versi  individuandone lo stile  e lo  spirito  con cui si è formata. La poesia che è emblema della compagnia s’intitola

Pazzianne

 

Na recita,  po n’ata  e n’ata ancora,

sta vita è  divintata na cummedia,

se recita a suggetto o s’emprovvisa

pe dà a stu pubblico a gioia e nu sorriso,

forse pe nuje è sulo n’avventura,

nu fatto ca co tempo ognuno scorda

ma, nun vulenno, quase pe pazzìa,

è nata a compagnia ‘e quatte sorde’.

 

Si ricordano le opere rappresentate dalla compagnia :

‘ Miseria e nobiltà ’ , ‘ Tre pecore viziose ’, ‘ E’ buscia o verità ’,

‘ M’mpriestame a mugliereta ’,’ Don Pascà fa acqua pippa ’,‘ Tre cazune fortunate’,

‘Na santarella’ , ‘O’ scarfalietto’, ‘ La fortuna con la ‘effe ‘ maiuscola’.

L'Autore

Eduardo De Filippo  ( dal sito:www.eduardodefilippo.it)

Sono nato a Napoli il 24 maggio 1900, dall'unione del più grande attore, autore ,regista e capocomico napoletano di quell'epoca, Eduardo Scarpetta, con Luisa De Filippo, nubile. Mi ci volle del tempo per capire le circostanze della mia nascita perché a quei tempi i bambini non avevano la sveltezza e la strafottenza di quelli d'oggi e quando a undici anni seppi che ero "figlio di padre ignoto" per me fu un grosso choc. Così, se da una parte ero orgoglioso di mio padre, della cui compagnia ero entrato a far parte, sia come comparsa e poi come attore, fin dall'età di quattro anni , dall'altra parte la fitta rete di pettegolezzi, chiacchiere e malignità mi opprimeva dolorosamente. Mi sentivo respinto, oppure tollerato, e messo in ridicolo solo perché "diverso". Da molto tempo, ormai, ho capito che il talento si fa strada comunque e niente lo può fermare, ma è anche vero che esso cresce e si sviluppa più rigoglioso quando la persona che lo possiede viene considerata "diversa" dalla società. Infatti, la persona finisce per desiderare di esserlo davvero, diversa, e le sue forze si moltiplicano, il suo pensiero è in continua ebollizione, il fisico non conosce più stanchezza pur di raggiungere la meta che s'è prefissata. Tutto questo però allora non lo sapevo e la mia "diversità" mi pesava a tal punto che finii per lasciare la casa materna e la scuola e me ne andai in giro per il mondo da solo, con pochissimi soldi in tasca ma col fermo proposito di trovare la mia strada. Dovrei dire: di trovare la mia strada nella strada che avevo già scelto da sempre...

"Il teatro, che è stato ed è tutto per me"

La storia

Non Ti Pago

 (1940)
Tre atti
Cantata dei giorni pari

Ferdinando Quagliolo, gestore di un banco lotto appassionato del gioco, ma eterno perdente, caccia di casa in malo modo Bertolini, un suo impiegato, venuto in visita amorosa a sua figlia Stella e che invece è sempre vincente. Ma il giovane annuncia di aver vinto addirittura una quaterna che, in sogno, gli ha dato proprio il defunto padre di Ferdinando. Ferdinando gli ruba il biglietto perché, a suo avviso, il padre ha semplicemente sbagliato persona: Bertolini infatti, abita nell’ex appartamento dei Quagliolo. Dopo disquisizioni con il parroco e liti furiose con la famiglia, accompagnate da un colpo di pistola, Quagliolo cede il biglietto, ma lancia una maledizione davanti al ritratto del defunto: ogni volta che Bertolini tenterà di incassare la vincita, gli capiterà una disgrazia. Dopo una serie d’incidenti, Bertolini decide di rinunciare al biglietto. Soddisfatto, Ferdinando "ritira" la maledizione e lascia che Bertolini sposi Stella. La vincita rimane in famiglia.

 

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Ultimo aggiornamento:
18/03/2010

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