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Teatro Sala Paradiso - Via Semmola n.16 - Napoli
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Venerdi 18 - Sabato 19 Aprile ore 21,00 |
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La Compagnia Teatrale
E Quatte Sorde
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“ Non Ti Pago“
di Eduardo De Filippo
Regia Salvatore Davide
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La Locandina
Non Ti Pago
Commedia in tre atti
di Eduardo De Filippo
Teatro.org

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La Compagnia
Nasce nel 2001 con l’intento , da
parte dei componenti che non sono attori professionisti, ma
semplici persone accomunate nell’amicizia dalla grande passione e amore
per il teatro, di servirsi di quest’ultimo appunto per portare un sorriso
ed un aiuto concreto a coloro che nella vita sono stati meno fortunati.Anche
lo stesso nome nasce da una simpatica presa in giro fatta tra essi stessi
e che col tempo sembrò adatto a rappresentarli appunto come ‘attori allo
sbaraglio’.Cimentata in più rappresentazioni di vari autori e con stili
diversi ‘la compagnia’ si pregia di essersi ‘servita’ della
collaborazione di tanti amici, tra questi si onora di ricordare il caro
poeta Mario Gola, che oltre esserne stato parte integrante, si dilettò
nello scriverne dei versi individuandone lo stile e lo spirito con cui
si è formata. La poesia che è emblema della compagnia s’intitola
‘Pazzianne’
Na recita, po n’ata e n’ata ancora,
sta vita è divintata na cummedia,
se recita a suggetto o s’emprovvisa
pe dà a stu pubblico a gioia e nu sorriso,
forse pe nuje è sulo n’avventura,
nu fatto ca co tempo ognuno scorda
ma, nun vulenno, quase pe pazzìa,
è nata a compagnia ‘e quatte sorde’.
Si ricordano le opere rappresentate dalla compagnia :
‘ Miseria e nobiltà ’ , ‘ Tre pecore viziose ’, ‘ E’ buscia
o verità ’,
‘ M’mpriestame a mugliereta ’,’ Don Pascà fa acqua pippa
’,‘ Tre cazune fortunate’,
‘Na santarella’ , ‘O’ scarfalietto’, ‘ La fortuna con la
‘effe ‘ maiuscola’. |
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L'Autore
Eduardo De
Filippo ( dal sito:www.eduardodefilippo.it)
Sono nato a
Napoli il 24 maggio 1900, dall'unione del più grande attore, autore ,regista
e capocomico napoletano di quell'epoca, Eduardo Scarpetta, con Luisa De
Filippo, nubile. Mi ci volle del tempo per capire le circostanze della mia
nascita perché a quei tempi i bambini non avevano la sveltezza e la
strafottenza di quelli d'oggi e quando a undici anni seppi che ero "figlio
di padre ignoto" per me fu un grosso choc. Così, se da una parte ero
orgoglioso di mio padre, della cui compagnia ero entrato a far parte, sia
come comparsa e poi come attore, fin dall'età di quattro anni , dall'altra
parte la fitta rete di pettegolezzi, chiacchiere e malignità mi opprimeva
dolorosamente. Mi sentivo respinto, oppure tollerato, e messo in ridicolo
solo perché "diverso". Da molto tempo, ormai, ho capito che il talento si fa
strada comunque e niente lo può fermare, ma è anche vero che esso cresce e
si sviluppa più rigoglioso quando la persona che lo possiede viene
considerata "diversa" dalla società. Infatti, la persona finisce per
desiderare di esserlo davvero, diversa, e le sue forze si moltiplicano, il
suo pensiero è in continua ebollizione, il fisico non conosce più stanchezza
pur di raggiungere la meta che s'è prefissata. Tutto questo però allora non
lo sapevo e la mia "diversità" mi pesava a tal punto che finii per lasciare
la casa materna e la scuola e me ne andai in giro per il mondo da solo, con
pochissimi soldi in tasca ma col fermo proposito di trovare la mia strada.
Dovrei dire: di trovare la mia strada nella strada che avevo già scelto da
sempre...
"Il teatro, che è stato ed è tutto per me" |
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La storia
Non Ti Pago
(1940)
Tre atti
Cantata dei giorni pari
Ferdinando Quagliolo, gestore di un
banco lotto appassionato del gioco, ma eterno perdente, caccia di casa in
malo modo Bertolini, un suo impiegato, venuto in visita amorosa a sua figlia
Stella e che invece è sempre vincente. Ma il giovane annuncia di aver vinto
addirittura una quaterna che, in sogno, gli ha dato proprio il defunto padre
di Ferdinando. Ferdinando gli ruba il biglietto perché, a suo avviso, il
padre ha semplicemente sbagliato persona: Bertolini infatti, abita nell’ex
appartamento dei Quagliolo. Dopo disquisizioni con il parroco e liti furiose
con la famiglia, accompagnate da un colpo di pistola, Quagliolo cede il
biglietto, ma lancia una maledizione davanti al ritratto del defunto: ogni
volta che Bertolini tenterà di incassare la vincita, gli capiterà una
disgrazia. Dopo una serie d’incidenti, Bertolini decide di rinunciare al
biglietto. Soddisfatto, Ferdinando "ritira" la maledizione e lascia che
Bertolini sposi Stella. La vincita rimane in famiglia. |
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