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di Enrico Fiore
Non so se questa è una recensione. Certamente
è un piccolo omaggio a una signora di ottantaquattro anni che da
altrettanti (la fece debuttare a sei mesi Eugenio Fumo, il re della
sceneggiata) calca le tavole del palcoscenico. Si chiama Bianca
Sollazzo. E adesso, dopo una troppo lunga assenza, è tornata al
Primo come protagonista accanto a Rosario Ferro, per la regia di
Arnolfo Petri, de «La zia di Carlo», la farsa che rese celebre
Brandon Thomas. Mario Brancaccio, l’autore dell’adattamento,
trasporta la vicenda dal college di St. Olde, a Oxford, nel
Conservatorio di Napoli, dove al maestro Barbella, detto Babà, tocca
l’ingrato compito di vestirsi da donna per sostituire, appunto, la
ricca zia dell’allievo Carlo, Donna Lucia de Alvadorez, non ancora
giunta dall’Argentina, come doveva, per reggere il moccolo al nipote
e al suo amico Gioacchino. E proprio non è il caso di sprecare
parole circa la sapienza con cui la Sollazzo disegna il ritratto
della vera Donna Lucia. Ma si fa valere, nel ruolo di Babà, anche
Rosario Ferro. E attenta e precisa risulta la regia di Petri.
Occorre, però, fermarsi su Bianca Sollazzo, giacché costituisce un
valore di per sé. Mi racconta di quel suo lontano debutto: «Erano
tutti preoccupati. Ma disse don Eugenio: ”Statevi pronti dietro le
quinte. Se si mette a piangere, io vi do Bianchina e voi mi passate
il pupazzo”. Io, però, non piansi, anzi sorridevo sempre, perché mi
vedevo intorno le facce di quelli che giorno dopo giorno mi
coccolavano nei camerini. E così, appena si chiuse il sipario, don
Eugenio annunciò solenne: ”Stasera è nata un’attrice!”». Parecchia
strada, poi, si fece quell’attrice. E, come vediamo, ancora non si
ferma. Venne la Scarpettiana di Eduardo De Filippo, in cui recitò al
fianco di gente del calibro di Ugo D’Alessio, Dolores Palumbo,
Pietro De Vico, Geppino Anatrelli. Venne il sodalizio con Aldo
Giuffré. Vennero la sceneggiata, giusto, e i duetti comici con Lino
Crispo, che, poniamo, stabilirono il record di undici matrimoni in
un solo giorno («Io, per telefono, informavo continuamente mia
figlia a casa: stammo a cinche, stammo a sette, stammo a nove...»).
L’approdo di tanto cammino fu la sua straordinaria Marina in «Zio
Vanja», con la regia di Peter Stein e accanto a Roberto Herlitzka,
Remo Girone, Elisabetta Pozzi, Maddalena Crippa e Renzo
Giovampietro. A Mosca - nello storico Teatro d’Arte di
Stanislavskij, dove lo spettacolo venne dato in anteprima - dissero
che lei era la più «russa» di tutti gl’interpreti. E insomma, Bianca
Sollazzo compie il miracolo: il teatro, che di solito può solo
fingerla, una volta tanto s’identifica con la vita e, addirittura,
la vita diventa. |
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E' grande l'emozione nel
ritrovare i grandi del teatro, come persone di famiglia che hanno
condiviso con noi le tappe salienti della nostra vita. Bianca
Sollazzo, ottantaquattro anni (e li dimostra per consumata bravura e
classe), calca le scene da quando aveva appena sei mesi ed incontrò
Eugenio Fumo: da quel momento in poi la signora del teatro brillante
incarna personaggi con rara maestria, depositaria di una grande
scuola fatta di gavetta, sacrifici, ripagati dall'impegno della
Scarpettiana di Eduardo, di anni di attività al fianco di attori del
calibro di Beniamino Maggio, Pietro De Vico, Dolores Palombo, Ugo
D'Alessio, Aldo Giuffrè. Indimenticabili i duetti con Lino Crispo
per l'artista che spazia da "Zio Vanja", con Roberto Herlitzka, per
la regia di Peter Stein, alle esilaranti commedie "A Chiavari si
scende" e "Madama di Porcognac". Chi ha ricevuto dona, e la Sollazzo
regala ai giovani di talento, formatisi all'Accademia del teatro il
Primo, la sua arte. Ne "La zia di Carlo" recita infatti con i
giovani attori formati da Arnolfo Petri, regista del coinvolgente
lavoro. Ottimi i tempi di una regia asciutta e piena di energia;
straordinario Rosario Ferro, nel ruolo del maestro Barbella, Babà,
al quale toccherà travestirsi da donna spacciandosi per la zia di
Carlo, Lucia de Alvadorez (la Sollazzo). Si ride di gusto con la
coinvolgente farsa, uno spaccato di autentica arte teatrale.
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